Più va avanti, più sento ragioni “per non votare Rutelli”. Alcune sono obiezioni ragionevoli, certe le condivido perfino. Molte altre sono delle solenni idiozie, qualche volta solo dei rancori di vecchia data.
Neanche uno, manco G.A., che abbia provato a spiegare perché Alemanno dovrebbe diventare sindaco di Roma.
Certo, Rutelli i suoi errori li ha fatti. Ma si può obiettare, e lo ha fatto lui stesso, che dall’esperienza si impara. È pur vero che un certo modello di governo della città sta mostrando la corda e che sarà necessaria una bella sterzata, specie sui temi sociali (fra cui io includo la sicurezza).
Resta il fatto che quando Rutelli divenne sindaco nel 1992, Roma era una città sfasciata, con le aiuole divelte, un trasporto pubblico di carta velina ed i dipendenti comunali che non facevano l’orario completo.
Ora è più pulita, più efficiente (es: si può fare la carta d’identità di pomeriggio), meglio collegata (più metro A, bus notturni), più ricca, molto più vivace culturalmente.
Non basta. No, non basta. Ma bisogna ricordare cos’era Roma e qual è stato il trend dell’Italia in questi anni.
Abbiamo deciso che Rutelli non ci piace (più). Ok. Vorrei citarvi qui Yariv Oppenheimer, portavoce di Peace now, movimento pacifista israeliano (roba tosta, ragazzi): “Bisogna sempre scegliere tra le alternative”.
Può sembrare lapalissiano, ma non è così. Trattare o non trattare con Hamas? La sola idea di porsi un simile problema può parerci orrenda, possiamo desiderare un mondo diverso, ma non c’è niente da fare: delle due (o delle tre, delle quattro) l’una. Se non scegliamo noi, la storia (gli altri), sceglieranno. Poi sarà troppo tardi.
Rutelli o Alemanno? Dobbiamo scegliere fra queste due.
Se tutti coloro che possono ragionevolmente votare Rutelli lo faranno, lui sarà sindaco di Roma. Altrimenti, per beghe, distinguo, rancori e piccinerie, avremo consegnato la città ad un ex-picchiatore con la celtica al collo, che 100 a 1 mollerà Roma ai preti come mai prima e che continuerà a vomitare odio contro zingari e romeni.
Consolatevi: la celtica non la porta come simbolo politico, ma come ricordo sentimentale del tempo che fu e simbolo religioso.


1 Commento
Giovedì 24 Aprile 2008 alle 10:55
i’m back