Giorno di nuvole e nebbia, in Italia, oggi.
Si parte. Piane, colline, detriti, casolari abbandonati, case, un fiume costeggia i binari, ci si infila sotto risalendo a monte poi ancora verso valle. Firenze è nel cortile di casa. Scaricare turisti, caricare turisti, pausa.
Via, verso Bologna, inerpicandosi per valli appenniniche imbiancate dalle nubi basse. Mangiare panini passando per valli brumose tenacemente abitate. Poi subito giù a Bologna Centrale: binari binari binari, un brivido. Arriva Ferrara. Si annuncià il piatto Polesine. Ponte Lagoscuro è una pietra miliare: si approssima il Po. Lo passiamo sferragliando sul ponte ferroviario mentre il ferroviere conferma l’orario. Ci siamo: oltrepò il Piatto Polesine ci accoglie.
Veneto: pianura, campi ancora addormentati, pianura, case, fabbriche, pianura, perfiferie, Padova (scendono studenti), Mestre.
Cambio. Freddo. Breve attesa. ragazza Punk. Ragazzo che chiede soldi. Sul Regionale per Trieste accanto ad un vecchino che scende a Quarto D’Altino.
Friuli. Le case si rarefanno, colori giallo autunno. Stazioni primo Novecento. Cervignano-Aquileia-Grado: gabinetti. Monfalcone è ciminiere, cantieri, case operaie. Il mare appare più tardi, d’improvviso, in fondo a un dirupo. Si confonde all’orrizonte col cielo. stessa sfumatura grigio-azzurra. Il castello di Miramareavvisa dell’arrivo.
Spunta Trieste (termine del viaggio, dice l’altoparlante), ultima stazione d’Italia. Tra poco il faro spazzerà l’orizzonte.
B&B. Quarto piano senza ascensore! Telefonate inutili e frustranti in cerca di una casa. Esco. Pioviccica. L’ombrello è quattro piani sopra di me. Su, giù. Una zaffata d’aria di mare mi rianima. Cena nell’unico locale che conosco. Roma-Roma-Roma-Inter… Giretto per prendere le misure. Città deserta. Odore di Mare. Piazza dell’Unità sarà mai più così bella? Casa-doccia-post-nanna.

