Mi sporgo un poco alzandomi sulle punte, gli occhiali di protezione pencolanti sul naso, e lo vedo. Eccolo, il raggio verde, che dopo molti rimbalzi arriva finalemente sulla provetta.
Sono arrivato “su” con un autobus che si è arrampicato sulle colline fino all’altipiano inzeppato di bambini in gita, diretti chissà dove, forse all’osservatorio. I diplodochi mangiavano sequoie, dicono. D’intorno, terra addormentata, arancione e gialla. Macchie di sempreverdi. Sullo sfondo le orribili torri in cemento dell’ospedale e, oltre, il mare.
Entro come “ospite” ed esco come “stagista/laureando”. Ho un badge, un account lan, avrò una tessera mensa. Esco presto. Calma. Silenzio. Vado a cercar casa.
A Trieste :ci sono pochi ascensori e molte scale; i negozi chiudono per pranzo e restano aperti solo i Bar; c’è un fruttarolo siciliano che parla giuliano-siculo; ci sono Bar che odorano di Bar-latteria (per i nati dopo l’85: potete capirmi solo se siete stati da Vezio); gli autobus hanno un orario; ceni al ristorante con 10 euro (mica ovunque, eh); in mezzo a due piani ce ne mettono un terzo; c’è gente che parla in Veneto e scrive in Sloveno (e viceversa). A Trieste c’è odore di mare, poi si vedrà.


1 Commento
Mercoledì 18 Marzo 2009 alle 0:13
sei rimasto al giorno 1?