2010 in review

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Healthy blog!

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Crunchy numbers

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Attractions in 2010

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1

La notizia sperduta March 2010
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2

4 amici al bar e le conseguenze odontoiatriche di un antefatto/2 November 2007
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3

Il tiro al piccione (con cinemorale) March 2009
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4

Caro Veltroni, ti scrivo August 2010
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5

Tirare le somme su Deborah ovvero base per altezza March 2009
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Caro Veltroni, ti scrivo

Caro Veltroni,

ti scrivo. Ti scrivo perché tu ci scrivi spesso, mentre io l’ho fatto solo un’altra volta in due anni e mi sembra corretto ricambiare la cortesia.Ma non è, questa, una lettera amichevole. Caro Veltroni, ti scrivo infatti per chiederti conto delle tue promesse, di quelle che hai fatto ad una platea di ragazzi diciannovenni in una soleggiata giornata d’autunno di otto anni fa.

Cerco di mettere a fuoco i ricordi: dopo lezione (era l’inizio del primo anno di università, ed eravamo ancora piuttosto ligi), saltai sul motorino di un mio nuovo compagno e andammo in quella sala sul retro della vecchia Fiera di Roma dove si svolgeva la “premiazione” a cura del Sindaco dei giovani romani diplomatisi col massimo dei voti l’anno precedente.Fu un bella giornata. Una di quelle iniziative con cui, da primo cittadino, cercavi di trasmettere a tutti il senso di appartenenza ad una comunità, e di promuovere valori positivi, ma in disuso, come lo studio e l’impegno.

Facesti un bel discorso, motivante.Ho ricordi affastellati: la “gioia” di O. a scoprire che il premio veniva distribuito a partire dalla lettera “P”, i pasticcini al buffet sul retro della sala, mi ti presentano e ti stringo la mano, la tua firma sul premio, una bella litografia di villa Borghese, proprio sotto alla firma dell’artista. È ancora appesa davanti al mio letto, pietra alla memoria di quella giornata e di un’altra epoca.

Del tuo discorso ricordo che parlasti molto di te, del tuo desiderio di fare della politica un impegno, una missione di servizio piuttosto che una carriera professionale. Ci dicesti, ci promettesti che alla fine del tuo (secondo) mandato di Sindaco avresti abbandonato la scena politica italiana per andare in Africa ad occuparti come volontario dei molti e gravissimi problemi di quello sfortunato continente.

Per me, diciannovenne di belle speranze, iscritto al tuo stesso partito da poco più di un anno, Prodiano, anzi Prodista di formazione, fu, in quel 2002 sotto il segno di Berlusconi, una boccata di ossigeno. Tornai a casa entusiasta.

(Qui, a scanso di equivoci, ti comunico che una recente visita otorinolaringoiatrica ha confermato l’ottimo stato di salute delle mie orecchie e che degli accadimenti di quella giornata ho testimoni e prove materiali).

Ora, negli ultimi otto anni ti ho viso fare (bene) il sindaco di Roma, fondare un nuovo partito, farti eleggere (grazie a noi) alla sua guida, fare (male) il sindaco di Roma, lasciare la mia città alla destra, candidare la figlia di un tuo amico come segno di attenzione ai giovani, pubblicare libri, portare il tuo nuovo partito al disastro, mentire sui numeri percentuali del risultato elettorale a mesi di distanza dalle elezioni, investire nell’immobiliare manhattanese, recitare monologhi in teatro.

Solo non ti ho mai visto ad un congresso dell’organizzazione giovanile del tuo partito nella città di cui eri sindaco, né tener fede alla tua promessa di volontariato in Africa

.Vorrei ora ricordarti che il principale criterio di valutazione pubblica degli uomini politici in quei paesi, democratici e non, dove essi chiedono il consenso popolare è “hanno tenuto fede alle promesse?”.

Ti chiedo dunque di farlo, di abbandonare (almeno per un po’) la politica italiana ed impegnare le tue energie per gli alti obiettivi che tu stesso ci indicasti.Fallo, Veltroni, te ne prego, almeno per rispetto del diciannovenne ancora un po’ ingenuo che ero.Ti lascio con tre versi di un cantante e poeta molto amato dalla mia generazione, Franceco De Gregori:

Ognuno è fabbro della sua sconfitta

E ognuno merita il suo destino

Chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino

Stammi bene e in salute,

Simone Liuzzi



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La commissione è per gli outsider/3. Gioie e dolori

Mentre cerchiamo di digerire la sorpresa greca di poco, fa ripassiamo le grandi soddisfazioni e le grandi delusioni nelle ultime giornate di mondiale, per chi, come noi, si concentra sul lato undergound della competizione iridata.

Giusto ieri un grande dolore: ¡Ay mi Honduras querida!. La vulvanica squadra della vulcanica nazione centramericana è sì allenata dall’allenatore più fortunato del mondo (prima della qualificazione aveva già vinto un viaggio premio ai mondiali via sms), ma si sono dovuti arrendere ai solidi Cileni, che tornano al successo dopo 48 anni.
L’Honduras è nel nostro cuore non solo perché è una delle due nazioni (con l’acerrima rivale El Salvador) a essere ricordata per la Guerra del Calcio, una guerra vera (con colonnelli, generali, fucili e cannoni) il cui casus belli furoni gli incidenti intorno ad uno spareggio-qualificazione.

No, la selezione di Tegucicalpa ci è prossima anche per la comune concezione della democrazia che accosta i nostri paesi: per chi vuol approfondire c’è la voce Golpe in Honduras e crisi costituzionale del 2009 su Wiki, che dice tutto già dal titolo.
Non a caso l’Honduras è la prima vera Repubblica delle Banane in senso proprio.
La sorpresona ce l’hanno fatta però gli svizzeri, squadra dalla solida tradizione calcistica, con alle spalle anche un’edizione del mondiale in casa, nel ’54. Con una selezione imbottita di giovani turchi manco fosse la Germania, hanno steso le temibili furie rosse con un pregevole gol di fattura turco-capoverdiana.
Gliene siamo grati: con la recente vittoria europea, la Spagna era uscita dal simpatico e malinconico club di quelli che al mondiale ci arrivano bravissimi e bellissimi, ma poi non combinano niente. Forse, grazie agli elvetici potremmo tornare a sostenerli, come già nel ’98 quando, già eliminati, vinsero 6-1 contro la Bulgaria: segnavano e piangevano, segnavano e piangevano…

Nella giornata precedente, invece, solo soddisfazioni.
Prima gli Neo Zelandesi hanno riagguantato gli esordenti Slovacchi col “balzo del kiwi”, un colpo di testa in zona Cesarini che tiene in gioco tutti: oceanici, Hamsik-belli-capelli e campioni uscenti terranno testa all’Argentina-B, pardon, al Paraguay?

Subito dopo, certamente ispirati dal Caro Leader, i nord coreani hanno opposto un fierissimo 10-0-0 ai Brasiliani. Un gioco all’italiana estremo come il calabrese di “I love soppressata”, che ha permesso agli asiatici (che evidentemente nelle barberie del popolo possono aspirare a tre soli tagli di capelli) di resistere per un’ora alle insidie dei verdeoro.
Questi ultimi hanno tranquillamente passeggiato fra i vituperi dei telecronisti rai, riscaldandosi e conservandosi per momenti più difficili. Al dunque però, hanno trafitto la porta del felice popolo di Kim-Jong Il con 2 gol niente male. Qui la sorpresa fra le sorprese: invece di arrendersi, i nord coreani, dopo aver difeso all’italiana hanno attaccato alla brasiliana, accorciando le distanze. Siete avvertiti: cave coream septentrionalem.

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La commissione è per gli outsider/2. Aspettando la Corea

Grande performance dei campioni del mondo uscenti che, pur afflitti da un portiere sciatico, invece di uscire hanno costretto al pareggio la quotata compagine paraguagia.
Alla compatta organizzazione dei biancorossi delle pampas, gli azzurri hanno contrapposto un’allegra anarchia, un’autogestione in cui più del modulo poté il buon livello tecnico dei giocatori (checché se ne dica).
Già vedo il titolo cubitale: “Anarchici torinesi fermano il Paraguay” con occhiello “la cellula avrebbe ramificazioni in varie città toscane”.
La nota di folclore la offre il tecnico, un vecchino versigliese dall’aria un po’ spersa: per due anni, prima di mettere in campo questi allegri individualisti ha esaltato il gruppo contro il talento dei singoli. E ha perfino ripetuto il concetto a partita finita, irridendo i sudamericani per aver “solo” controllato la partita. Uno stalinista alla guida di un collettivo anarchico?

La giornata di oggi è invece assolutamente esaltante: duro scegliere fra gli esordienti slovacchi di Hamsik-belli-capelli e i neozelandesi al ritorno dopo 28 anni.
La commissione si schiera coi kiwi degli antipodi, un po’ per una lontana cugina (lontana perché vive laggiù), un po’ perché quando dici “Nuova Zelanda” tutti obiettano “Ma non c’è già l’Australia”?

Ma l’apoteosi è stasera: per la serie “a volte ritornano”, nientepopodimenoche la C-O-R-E-A D-E-L N-O-R-D!!!!
Tipo che sei la squadra più scrausa del mondiale, non si sa come ci sei arrivato, sei famoso solo per aver battuto l’Italia una volta quarant’anni fa e BUM! Esordisci col Brasile!
Sarà subito sera, per i Rossi d’Oriente? Noi tifiamo perché anche i verdeoro abbiano la loro Corea, o che almeno il Caro Leader sia pietoso coi suoi volenterosi figlioli…

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La commissione è per gli outsider

Lo disse un mio professore del liceo, salendo sulla sedia per festeggiare l’unico voto a rappresentante di classe di un mio compagno. Io vinsi le elezioni, ma forse gli altri si sono divertiti di più.
La commissione è per gli outsider, cioè tifa per le squadre più improbabili che concorrono nel corrente torneo per l’assegnazione della coppa del mondo di calcio.

Un bilancio morale delle prime tre giornate sudafricane?
In pareggio direi. Le vittorie di Slovenia e Olanda compensano le sconfitte di Cameroon e Serbia.

Gli eroi delle Alpi, intabarrati dentro un orribile divisa gialloverde con profilo montano hanno ottenuto la prima vittoria mondiale  sugli scarpari algerini (più outsider di così…).

La fortissima Olanda ha iniziato con un folgorante 2-0 sulla Danimarca un ennesimo mondiale in cui giocheranno benissimo senza ottenere niente (detengono il record di finali perse, se non sbaglio).

La prima delusione, invece, viene dai Serbi, i reietti d’Europa, che le hanno prese di santa ragione dal Gahana.

Il Cameroon è la squadra outsider del mondiale per antonomasia: lo erano quando giocavano bene, figuratevi ora che giocano male, come confermato dalla sconfitta colla corazzata Nipponica.

Sudcoreani e greci, invece, direi che si meritano a vicenda: pippe i primi,  immobili come statue i secondi. Non raggiungono neanche lo status di outsider.

Ora, aspettando l’Honduras del nostro cuore, possiamo andare a tifare per quella squadra scalcagnata che ha l’improbo compito di battere il temibile Paraguay, già castigatore di Argentina e Brasile.

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Mulattiera Terelle

Capita, a volte, che sia Pasquetta e che mezzo circolo GD si arrimpichi su per i monti sopra Cassino, destinazione Terelle, che fa pure comune. Nota tecnica: il luogo si può raggiungere agevolmente se: a)sei indigeno e conosci benissimo la strada; b) hai il navigatore. Noi siamo nel secondo caso

Dopo lo slalom fra i residuati della vittoriosa campagna del Pdl comincia lo slalom fra i tornanti che piano piano piano ti portano su su su.

Ad un certo punto il navigatore ci avvisa che la prossima svolta, fra tot chilometri sarà a destra (ma va’) in “Mulattiera Terelle”. Arrivati al dunque ci invita a svoltare, ma la curva della strada asfalata è ancora lontana e non capiamo proprio dove sia la mulattiera.

L’arcano si svela quando il tornante ci riporta alla stessa altezza di prima: Mulattiera Terelle è un sentiero per capre che si inerpica su per il monte. Difficile per uomini e asini è impraticabile per i veicoli.

La scena si ripete anche il ritorno: qui la svolta si tradurrebbe direttamente in un salto nel vuoto stile McGyver.

Morale (semipolitica) della favola: il navigatore è come certi giornali. Se ne fai un uso consapevole ti aiuta a trovare la strada, se lo sostituisci al tuo cervello, bum.

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I numeri della fuffa ovvero Vieni a ballare in Puglia

Riparliamo di fuffa.

Nell’ora del dolore, in un seminterrato adibito a sezione da prima che ciò fosse legale, siamo giunti appunto alla conclusione che gli ultimi due anni (gli ultimi mesi in specie) propria dalla fuffa sono stati dominati.

La Repubblica di martedì 30 è uscita con dati necessariamente imprecisi poiché il giornale è stato chiuso prima che si definissero. Ma a noi va bene così perché ci interessa come hanno trattato i numeri che avevano.

A pagina sei, dedicata al Lazio, il titolo è “Polverini batte Bonino sul filo decide il “pieno” nelle provincie” e nel boxino con fotine stile facebook delle candidate c’è scritto: Bonino 49,8 Polverini 50,6 (in realtà nella notte il dato si rivelerà leggermente più impietoso).
A pagina quindici, dedicata alla Puglia, il titolo(ne) è “Al Sud un plebiscito per Vendola / Il governatore al 50 per cento, la Poli Bortone toglie voti al Pdl”. Il solito boxino riporta: Vendola 48,9 Palese 42,6 (il dato è sostanzialmente corretto, ma nell’articolo si fa riferimento ad un dato di un punto percentuale migliore per Vendola).
Segue articolone dedicato a Nichi.

Insomma, una certa percentuale per la Bonino significa sconfitta sul fil di lana (contro l’unione Pdl-Udc), per Vendola la stessa se non peggiore è un “plebiscito” (contro un centrodestra diviso).
E noi continuiamo ad accettare che ci si racconti che la vittoria della Puglia sia attribuita alle qualità mistico-politiche del governatore uscente e NON alla storia delle alleanze (che quando ero bimbo era, invece, la questione principe del centrosinistra).

Niente di nuovo all’orizzonte insomma, solo una gran nube di fuffa.

Post Scriptum per giustificare il titolo: “Vieni a ballare in Puglia” è una canzone bellissima, ma parla di una terra desolata che vive di una falsa rappresentazione di sé. L’ossessivo riferimento ad essa per celebrare la vittoria pugliese è, nella migliore delle ipotesi, un lapsus freudiano.

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Elettore o osservatore?

Io non sono d’accordo con l’appello di Saviano. Intendiamoci, il problema della lontananza-vicinanza fra mafia, politica e affari è serio e grave. Ma in anni di esperienza nei seggi elettorali ho sempre visto operazioni trasparenti e corrette affidate a migliaia di cittadini comuni e non credo proprio che l’Italia sia a rischio di brogli.
Credo che Saviano faccia molta confusione tra l’infiltrazione mafiosa nelle liste elettorali (problema presente e grave, specie al Sud), la compravendita clientelare dei voti (gravissimo, ma avviene fuori dai seggi e spesso prima delle elezioni) e la correttezza delle operazioni elettorali.
Mi sembra una confusione non necessaria e pericolosa.
Una cosa è lamentarsi giustamente dello stato della politica (e, direi io, dello stato della società, perché per ogni voto comprato c’è uno che se lo vende e per ogni mafioso eletto c’è qualche migliaio di elettori che lo vota) un’altra è denunciare il rischio di brogli in assenza di informazioni specifiche.

Quindi domenica non farò l’osservatore, ma il cittadino elettore, scegliendo bene chi votare e conscio di tutti i miei diritti.

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La notizia sperduta

La notizia sperduta, mangiata dal marasma post decreto, non si trova nella homepage del sito fra i commenti e le notizie correlate, ma  è ben nascosta a pagina 4 de La Repubblica di stamattina. Come insegnava Edgar Allan Poe: per ben nascondere metti bene in vista.

Il punto è che ieri il tribunale Amministrativo della Lombardia ha riammesso il listino di Formigoni non già sulla base del decreto, ma su quella della giurisprudenza precedente già disponibile, interpretando le norme nello stesso identico modo che viene suggerito dal decreto (Art.1, comma 3).

Cioè, in parole povere, almeno per quel che riguarda la Lombardia il decreto né era necessario, né ha prodotto storture, né ne contiene.

Il Pdl si tiene la sua pessima figura di incapacità e scoordinamento , ma forse Napolitano non è quel mostro di insensibilità costituzionale che dipingono.

Mi chiedo dove vale la pena continuare a battere.

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After B. Day

Volevo scrivere una cosa lunga e complessa, ma mi è rimasta nella penna. Meglio gli aforismi, quindi:

Non andrò al “No B. Day” perché ho più paura dell’After B. Day.

Il giorno dopo, quello in cui i dipendenti dell’Alcoa e di Termini Imerese saranno sempre in mezzo ad una strada, l’acqua sarà sempre privata, la carriera di avvocato un miraggio lontano, la giustizia un deserto, i torrenti interrati sotto case abusive, la mafia sarà ingrassata sulle spoglie del ponte, la ricerca un ricordo e i co.co.co. saranno ormai “partite i.v.a” a 4,5€/h.

Ma noi non avremo più argomenti.

P.S. Il fatto che manco il giorno della grande manifestazione “contra personam” riusciamo a nominarlo per esteso e ci tocca scrivere “B.” la dice lunga sia sulla sudditanza psicologica della sinistra che sulla vivacità del veltronismo.

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